Società poco resiliente

A chi piacerebbe vivere la propria vita in solitudine, sentendosi escluso dal resto della società e avendo come unico punto di riferimento la famiglia? A chi piacerebbe vivere ventiquattro ore su ventiquattro in un centro specializzato, lontano dai propri cari e dalla famiglia? A chi soprattutto, nonostante abbia consapevolezza della propria disabilità, piacerebbe essere trattato come “diverso”, non sentendosi adatto a svolgere le mansioni quotidiane come tutti gli altri? Queste sono domande che tutti dovremmo porci, per avere una coscienza radicata della disabilità, non provando solo “pena” e “compassione” per tutte le persone affette da qualsiasi tipo di handicap, dal momento che queste componenti sono alla base della discriminazione e delle differenziazioni e, soprattutto, non sono d’aiuto, anzi sono proprio dannose, per la realizzazione di una società egualitaria. Nessuno, purtroppo, però, si rende conto di quanto questa, insieme ad altre problematiche sociali, siano realmente diffuse, nessuno, ai vertici di ogni città e dello Stato in generale, pone realmente attenzione a queste dinamiche, gli interessi sono spostati su altro e si arriva a considerare la disabilità come una problematica secondaria, non di primaria importanza all’interno della comunità. Nella mia piccola città, ad esempio, il percorso per ipovedenti è ostacolato dalla presenza di tavolini di proprietà di un bar; non ci sono giostre o attrattive adatte a persone affette da disabilità, ma soprattutto c’è un’implicita discriminazione, radicata ormai, che porta a tenere in casa le persone affette da disabilità, a non farle uscire per paura del giudizio, a non lasciarle libere neanche il sabato sera, quando le strade dovrebbero essere popolate da giovani spensierati, il cui unico obiettivo dovrebbe essere il divertimento. Il problema risiede nel fatto che si è perso di vista il vivere civile e il bene comune, per cui, sebbene si dica che viviamo in una società democratica ed egualitaria, non è vero, purtroppo che tutti godono degli stessi diritti, non è vero che tutti sono integrati all’interno della società e fin quando non ci sarà ciò, il nostro non potrà mai dirsi un Paese realmente progredito.

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