“Progettare Progetti”

L’istituzione scolastica è di per sé decaduta: non è più scuola delle conoscenze, ma scuola delle competenze e delle abilità. Sebbene la scuola nasca come istituto di uguaglianza e parità, è il primo sistema a creare differenziazioni e gerarchie con uno dei metodi più antidemocratici che possano esistere: i voti o i giudizi.

Dunque, all’interno di una classe, gli alunni, con le stesse abilità e possibilità, vengono classificati e differenziati a seconda del loro profitto scolastico. Figurarsi, poi, quando si parla di alunni o ragazzi affetti da qualsiasi disabilità. Innanzitutto, le scuole non sono proprio attrezzate per accogliere tali problematiche, proprio perché, non vivendo situazioni del genere, nessuno può realmente immaginare cosa significhi e quanta cura e attenzione richieda un solo ragazzo. In secondo luogo, quelli che dovrebbero essere gli insegnanti di sostegno, il più delle volte, non capiscono e, di conseguenza, non si immedesimano nel loro ruolo, lasciando alla deriva questi alunni. Oggi, la maggior parte degli insegnanti, all’inizio della propria carriera, si lanciano sul sostegno, non avendo la minima idea del danno che possono provocare alla persona che si troveranno a seguire. Lo stesso accade a chi, per avere un posto fisso o per avvicinarsi alla propria abitazione, decide di ricoprire compiti ed incarichi che non gli competono. Tuttavia, ritengo che la “colpa” non sia da attribuire unicamente a loro. Sembra banale e magari troppo facile da dire, ma ancora una volta lo Stato italiano mette in atto dei sistemi subdoli, nati dalla superficialità e dall’ignoranza delle menti che ne sono alla base. In primis, l’istituzione statale offre come “alternativa” alla docenza il sostegno e mi rendo conto che per un uomo o una donna, in un periodo critico come quello attuale, sia molto più semplice accettare un lavoro piuttosto che vivere di stenti e restrizioni. La scuola non dovrebbe assolutamente permettere una cosa del genere, ma insieme alla famiglia dovrebbe provvedere all’inclusione sociale di tutti i ragazzi, non permettendo che ci sia alcuna differenza tra alunni normodotati e alunni portatori di handicap. Ma se è la scuola la prima a creare delle gerarchie, come è possibile che sia la stessa scuola ad eliminare le differenze più radicate all’interno della società?

 È da qui che iniziano i problemi: la scuola dovrebbe insegnare le basi del vivere civile e ciò non può essere mai possibile e realizzabile se ci sono “superuomini” che vogliono prevaricare su individui più deboli. Ruolo fondamentale dell’istituzione scolastica dovrebbe senza dubbio essere quello di mettere tutti gli allievi allo stesso livello, di metterli a proprio agio e favorire l’insegnamento che dovrebbe essere alla portata di tutti, senza alcuna distinzione.

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