Mangiafuoco

La figura di Mangiafuoco evoca un personaggio malvagio, pronto a bruciare i burattini pur di mangiare un montone ben cotto.

Mangiafoco è un personaggio ambiguo, temuto e amato dai bambini. Fa molta paura ma lui si commuove e starnutisce, mostrando inaspettatamente il suo lato sensibile e questo è molto formativo e interessante. E’ forse la migliore metafora per descrivere il buono che c’è in ogni uomo, anche quello che sembra cattivo ad una prima analisi.

Infatti Mangiafoco starnutisce e perdona Pinocchio, il quale poi difende dalla morte, a rischio della propria vita, il suo amico Arlecchino che a sua volta rischiava di finire nel fuoco al posto suo. Si crea una solidarietà di gruppo basata sui terrori e le esperienze comuni. I giovani iniziati insieme saranno un corpo solo per tutta la vita.

Mangiafuoco è il mostro balum, infatti il suo nome condensa il mangiare di balum con la minaccia degli adulti di gettare nel fuoco i novizi. Quando starnutisce (= vomita) è segno che rinuncia a un bambino per divorarne un altro:

Il burattinaio Mangiafuoco che pareva un uomo spaventoso, non dico di no, specie con quella sua barbaccia nera che, a uso grembiale, gli copriva tutto il petto e tutte le gambe; ma nel fondo poi non era un cattiv’uomo. Prova ne sia che quando vide portarsi davanti quel povero Pinocchio, che si dibatteva per ogni verso, urlando “Non voglio morire, non voglio morire!” principiò subito a commuoversi e a impietosirsi e, dopo aver resistito un bel pezzo, alla fine non ne poté più, e lasciò andare un sonorissimo starnuto. A quello starnuto, Arlecchino, che fin allora era stato afflitto e ripiegato come un salice piangente, si fece tutto allegro in viso, e chinatosi verso Pinocchio, gli bisbigliò sottovoce: Buone nuove, fratello. Il burattinaio ha starnutito, e questo è segno che s’è mosso a compassione per te, e oramai sei salvo…. Perché bisogna sapere che, mentre tutti gli uomini, quando si sentono impietositi per qualcuno, o piangono o per lo meno fanno finta di rasciugarsi gli occhi, Mangiafuoco, invece, ogni volta che s’inteneriva davvero, aveva il vizio di starnutire. Era un modo come un altro, per dare a conoscere agli altri la sensibilità del suo cuore.

Ma subito dopo richiede Arlecchino al posto di Pinocchio, che Arlecchino aveva chiamato “fratello”: “piliatemi quell’Arlecchino lì, legatelo ben bene, e poi gettatelo a bruciare sul fuoco. Io voglio che il mio montone sia arrostito ben bene”
Anche qui appare il montone della saga biblica nello stesso contesto. Gli Australiani offrivano invece maiali al mostro.
La solidarietà di sangue tra i novizi e l’atto eroico richiesto appaiono subito dopo:

-Vi domando grazia per il povero Arlecchino!… Qui non c’è grazia che tenga. Se ho risparmiato te, bisogna che faccia mettere sul fuoco lui, perché io voglio che il mio montone sia arrostito bene. In questo caso,–gridò fieramente Pinocchio, rizzandosi e gettando via il suo berretto di midolla di pane,–in questo caso conosco qual è il mio dovere. Avanti, signori giandarmi! Legatemi e gettatemi là fra quelle fiamme. No, non è giusta che il povero Arlecchino, il vero amico mio, debba morire per me!…

Al che tutti si commuovono e il mostro risparmia i giovani

 

 

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