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Lelio Bizzarri scrive “Le reazioni dei bambini all’incontro con persone con disabilità è caratterizzato da curiosità, un po’ di sconcerto e … un grande imbarazzo da parte degli adulti.” Non di rado, infatti, capita che i piccoli additino la persona disabile richiamando l’attenzione del genitore per chiedere spiegazioni o condividere qualcosa che per loro è al di fuori dall’ordinario. E quindi a meno che non si pretenda che i bambini limitino da soli la loro spontanea propensione a manifestare le proprie emozioni, è di fondamentale importanza il comportamento degli adulti. Necessario è quindi saper accogliere queste manifestazioni senza censurarle e aiutare il bambino a elaborare le emozioni che le hanno determinate, dando le spiegazioni che sono richieste, anche quando esse necessitano l’affrontare aspetti brutti della vita quali le malattie. Molto importante è, inoltre, non solo fornire delle spiegazioni in merito, ma evidenziare al bambino che nonostante le sue difficoltà la persona con disabilità ha risorse per vivere come tutte le altre: con difficoltà e sofferenza, ma anche con tante soddisfazioni e gioie.

La verità è che a volte noi non sappiamo come e cosa rispondere, imbarazzati, temiamo che i bambini possano essere danneggiati, turbati, spaventati da un incontro imprevisto o magari anche un po’ fuori dagli schemi. Dovremmo spiegare ai bambini che le persone sono in tanti modi diversi, e che basta conoscerle per imparare ad adattarsi nell’interagire con loro. Ovviamente non si tratta di inculcare alcuna forma di “buonismo sociale “. Essere in grado di comprendere e di adattarsi alla diversità, è infatti una competenza sociale preziosa per i bambini, perché li rende più capaci di trovare soluzioni nuove per interagire con le persone.

Purtroppo, però, non sempre le cose si svolgono in questo modo. Il più delle volte, i genitori o l’adulto in genere, non dà alcuna spiegazione al bambino, limitandosi ad intimargli di non indicare, non guardare creando nel piccolo un notevole disagio. Altre volte invece, un genitore quando incontra una persona disabile, istintivamente afferra la mano del figlio o lo accarezza quasi come a volersi scusare per quello che sta guardando. Solo che questo messaggio viene inviato prima che il bambino manifesti disagio, in questo caso il genitore, più che reagire protettivamente al disagio del bambino, in qualche modo lo sta inducendo.

È anche vero che l’incontro tra bambini e disabilità è molto delicato, ma è bene tener presente che le difficoltà sono maggiori tanto più è minore la serenità che gli adulti hanno verso la disabilità e che i più piccoli, il più delle volte, superato lo stupore e l’ilarità iniziali, tendono a comportarsi in maniera del tutto naturale anche nonostante il comportamento impacciato degli adulti. Insomma tanto più saremo in grado di crescere bambini che non hanno paura della disabilità, tanto più i bambini portatori di handicap si sentiranno incoraggiati a socializzare e motivati a impegnarsi per crescere avendo piena partecipazione alla vita sociale, studio, lavoro e perché no anche tempo libero. C’è anche da dire che i bambini che sono abituati ad avere a che a fare con persone “speciali “, hanno un’occasione per diventare socialmente più intelligenti.

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