Integra Azione

Il ruolo fondamentale de Il Cielo di Sara mira a modificare l’atteggiamento culturale sulla disabilità, quindi si può affermare che i veri destinatari dei progetti e delle attività non sono i disabili, ,ma l’intera società civile educando la stessa alla coscienza della disabilità e di cosa essa significhi, attivando processi empatici, di rispetto, solidarietà e inclusione positiva.

A dover cambiare, infatti, è la percezione della condizione di disabilità , perché spesso manca la consapevolezza del vissuto dell’altro. Un siffatto impegno è prioritario nella scuola, primo ambito si socializzazione extrafamiliare, ma anche in ambiente extrascolastico e lavorativo. Per realizzare ciò, a cominciare dalla scuola, è necessario il coinvolgimento di personale formato, in dialogo costante con le famiglie, con gli esperti di area sanitaria e con i referenti delle associazioni, in  modo da avere un confronto ampio sulla realizzazione del processo di integrazione. Occorre, cioè, che siamo messe in campo competenze eterogenee, risorse materiali e professionali.  
 INTEGRAZIONE O INCLUSIONE? – Integrare le persone disabili è una grande sfida, che può essere vinta puntando sulla competenza e sulla collaborazione. A scuola, prima che altrove, occorre formare alle differenze, accogliendole come eterogeneità , attivando percorsi inclusivi intesi come disponibilità . Non basta integrare le diversità . Non si tratta, cioè, di creare condizioni di normalizzazione; occorre invece fare spazio alla ricchezza della differenza, adeguando il noto, gli ambienti, la prassi, di volta in volta, in base ad ogni specifica singolarità . La normalità deve dunque divenire metamorfosi costante. Per fare ciò, però, occorrono competenze diffuse, in continua formazione, in dialogo continuo con le famiglie. La scelta di promuovere l’inclusione delle persone con disabilità in tutti gli ambiti della vita sociale – che sta alla base delle norme contenute nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, recentemente diventata legge dello Stato italiano ha una serie di conseguenze che spesso si ignorano, anche perché l’inclusione è un concetto diverso dall’inserimento e dall’integrazione.
Inserimento e integrazione L’inserimento riconosce il diritto delle persone con disabilità ad avere un posto nella società, ma si limita ad inserirle – appunto – in luoghi spesso separati dalla società (un istituto o una classe speciale, ad esempio) oppure in una situazione passiva, senza ruolo sociale (dare un lavoro senza mansioni e responsabilità); la decisione su dove debbano vivere e come debbano essere trattate non viene presa dalle persone con disabilità o dalle loro famiglie – nel caso non possano rappresentarsi da sole – bensì da altri attori (medici, operatori di istituzioni pubbliche ecc.). L’inserimento, inoltre, è quasi sempre basato su un approccio caritativo e assistenziale. Per quanto poi riguarda l’integrazione, essa garantisce il rispetto dei diritti all’interno dei luoghi ordinari, senza però modificare le regole e i princìpi di funzionamento della società e delle istituzioni che li accolgono. Vi è dietro a questa impostazione ancora una lettura basata sul modello medico della disabilità (tali persone sono “malate”, “invalide”, “limitate” e la disabilità viene considerata una condizione soggettiva causata dalle minorazioni; e anche: le persone con disabilità vanno tutelate sulla base di “un intervento speciale”, come quello dell’insegnante di sostegno). Prevale insomma l’idea che le persone con disabilità siano “speciali” e vadano sostenute attraverso interventi prevalentemente tecnici. L’integrazione, quindi, non è un riconoscimento pieno di dignità e di legittimità, tant’è vero che si basa sulle risorse economiche disponibili e quindi è soggetto a parametri esterni al diritto. Se non ci sono i soldi, pazienza con i diritti!  L’inclusione, invece, è il concetto che prevale nei documenti internazionali più recenti e in base ad esso la persona con disabilità viene considerata cittadino a pieno titolo e quindi titolare di diritti come tutti gli altri. Viene per altro riconosciuto che la società si è organizzata in maniera tale da creare ostacoli, barriere e discriminazioni, che vanno rimosse e trasformate. La persone con disabilità, dunque, entra nella comunità con pieni poteri, ha il diritto di partecipare alle scelte su come la società si organizza, sulle sue regole e sui princìpi di funzionamento, i quali devono essere riscritti sulla base di tutti i membri della società. Insomma, le persone con disabilità non sono più “ospiti nella società”, ma parte integrante della stessa. Dietro a questo concetto vi è il modello sociale della disabilità, basato sul rispetto dei diritti umani, che sottolinea le responsabilità della società nel creare condizioni di disabilità. Quest’ultima, infatti, è  un rapporto sociale tra le caratteristiche delle persone e la maniera in cui la società stessa ne tiene conto. L’inclusione riconosce la diversità umana e la inserisce all’interno delle regole di funzionamento della società, nella produzione di beni e nell’organizzazione di servizi. Il diritto umano ad essere incluso non dipende infine dalle risorse disponibili, bensì dalla consapevolezza che tutti gli esseri umani hanno i medesimi diritti.

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