Il mondo Di Sara… che è anche un pò il nostro

La nostra società prevede un gran numero di classificazioni degli uomini: in base al colore della pelle, in base al loro credo politico, al loro credo religioso, in base alle loro scelte di vita. Un’altra discriminazione è quella che viene fatta tra gli individui cosiddetti “normodotati” e gli individui portatori di handicap. Tutte queste differenziazioni sono basate unicamente sul contrasto e sull’odio, il più delle volte infondato, e mai sul confronto e sul dialogo.

La nascita di un bambino disabile all’interno di una famiglia sconvolge l’intero nucleo familiare; tutte le cure e le attenzioni vengono giustamente concentrate sulla persona che più ne ha bisogno; i risparmi economici non possono più definirsi tali, dal momento che vengono impiegati tra terapie, ospedali, medici privati e consultazioni varie. Compito della famiglia è quello di far vivere il ragazzo in serenità, realizzando un clima armonioso all’interno dell’intero nucleo familiare. Tuttavia, obiettivo ancor più arduo dei genitori consiste nell’integrazione del ragazzo in una comunità più ampia, quale la società, che non deve escluderlo a causa dell’ignoranza e della superficialità, componenti diffuse nella nostra epoca.

Il concetto di disabilità, nel tempo, è stato a lungo rivalutato, soprattutto dopo la pubblicazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, con la quale l’attenzione si è spostata maggiormente sulla dignità dell’uomo. Ritengo, però, che sebbene si sia presa coscienza di questa problematica sociale, non ci sia ancora una cultura della disabilità. Il problema, a mio avviso, risiede nel modo di pensare delle persone, che ancor oggi, purtroppo, vede il diverso, inteso nel senso più lato del termine, in qualsiasi forma esso si manifesti, come un pericolo, un nemico. Si ha paura della diversità, senza tener presente l’arricchimento e il vantaggio che si può trarre, stando a contatto tutto il giorno con un bambino o un ragazzo affetto da disabilità, il quale ha sempre tanto da insegnarci. Fin quando ci sarà questa mentalità diffusa, accanto a una crisi economica, che da anni ormai attanaglia il nostro Paese, si svilupperà una crisi di valori, ben più radicata e ben più difficile da superare.

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