I miei luoghi le mie memorie

Lo spunto per questa sezione è data da Funes, un ragazzo di campagna, partorito da un racconto di Borges che, in seguito a un incidente, diventa disabile acquisendo però una memoria pressoché perfetta.

La memoria perfetta per Funes è un’esperienza così totale che a mala pena si accorge della sua infermità. Anzi, solo dopo che è a letto, paralizzato e non fa niente, gli sembra di essersi veramente risvegliato, di aver iniziato a usare per la prima volta i propri sensi. La sua capacità di ricordare è così perfetta che un semplice frammento di tempo si dilata nel ricordo a dismisura: ma come si può e che senso ha raccontare un ricordo di pochi istanti in diverse ore? Che fare di questa mole impressionante di dati? E per Funes, chiuso nella sua stanza in penombra, in uno stato di sogno “ricordante” che senso, che valore ha?

Per Hume l’uomo è vittima della abitudine, la stessa abitudine che distorce fino a fare percepire la normalità come unico luogo di vita possibile. Un luogo che comprende la voglia di una società struzzo di non vedere, di non cogliere, di essere effimera come solo lei sa essere. Eppure in questo luccichio accecante è quasi del tutto impossibile tenere ben presente l’orizzonte e la meta da perseguire. Diventa infinitamente semplice se la tua guida ogni giorno ti riporta al contatto con la realtà, quella realtà di cui ormai non puoi fare a meno.

Allora i luoghi della tua mente si affollano di pensieri e di esperienze che devi condividere e gestire affinchè tutti possano crescere, affinchè anche la tua guida possa crescere in un mondo nuovo.
E così i luoghi della memoria, quelli dell’infanzia, si trasformano nella memoria dei luoghi.

 

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