Dotti Medici e Sapienti

Dotti Medici e Sapienti

 …Il Malato è molto grave…. Si tratta di persona con minorazione prevista dalla definizione di handicap di cui al comma 1,3 art. 3 della legge 104/92 con connotazione di gravità.

Esami, in ogni istante, in ogni ospedale, in ogni luogo triste, dentro gli occhi stanche delle famiglie: TAC, RMC, TUV, Potenziali, EECG, ……..camici bianchi, infermieri troppo occupati, luoghi troppo tristi per sembrare veri, tristi persino nel loro disperato tentativi di apparire a misura di bambino.

Ma loro hanno bisogno di sorrisi ed io non so sorridere negli ospedali, loro hanno bisogno di giocare ed io non so giocare tra i prelievi e gli elettrodi, loro hanno bisogno di famiglie felici ed io sono morto dentro in quei luoghi di dolore e di disperazione e di falsa umanità.

I sogni devono essere coltivati, non lasciati passare, perché poi tu sarai troppo vecchio quando ti accorgi di avere vanificato tutto quel mondo d’amore e di passione, di avere dilapidato un patrimonio che la tua vecchiaia non potrà riconsegnarti.

In letteratura, nelle varie ricerche, nei vari esperimenti troverete diverse definizioni di felicità:

  • La felicità intesa come stato emozionale, cioè il momento in cui ti senti felice: un bambino è al parchetto e gioca con gli amici, lo vedete sorridere ed esprime la felicità di quel momento.
  • Esiste poi la felicità legata al giudizio di una aspettativa di felicità: andrò al parchetto questo pomeriggio. Il bambino immagina che si sentirà felice in quella situazione.
  • Vi è la definizione data da M.P. Seligman, fondatore della psicologia positiva che parla di  Flourishing. Questo termine descrive quello che è il vero concetto di felicità ed il nostro obiettivo nell’educare i figli. Essendo difficilmente traducibile abbiamo deciso di renderlo con una immagine: quella dell’albero. Un albero il cui sviluppo è sano, che si sviluppa mettendo in essere tutte le  sue potenzialità è un albero che fiorisce ( la traduzione di flourishing è proprio fioritura).

Che cosa però accade quando noi osserviamo un albero?

Ne riconosciamo la bellezza non solo nel momento di massima fioritura, ma anche quando l’albero attraversa le diverse stagioni.

Quindi l’albero ha senso di essere anche in autunno, quando le foglie iniziano a cadere, anche in inverno quando le foglie sono completamente cadute e l’albero è spoglio.

Probabilmente ci piace osservare un po’ meno l’albero, quando è senza le sue foglie ma questo non significa che non sia altrettanto sano: anche così esprime le sue potenzialità.

Uscendo dalla metafora che cosa intendiamo dire?

Che educare alla felicità non può essere pensato come insegnare ad un bambino ad essere sempre felice.

Non solo perché non è possibile… fa parte dell’esperienza di tutti noi incontrare nella propria vita degli eventi esterni oggettivamente negativi, faticosi.

Ma non solo.

Proprio come l’albero a cui solo se le foglie cadono possono ricrescere, così il bambino può imparare, sperimentare felicità se è in grado di stare con la sua tristezza, con la sua paura, con la sua rabbia.

Con quella gamma di emozioni che noi definiamo negativa – nel senso che ci piacciono meno –

ma che ci permettono di ampliare ed arricchire la gamma della nostra esperienza.

Ed allora il compito della società civile sarebbe quello di garantire che gli alberi crescano con forti radici capaci di resistere a tutto e che abbiano sostegni ben radicati nei valori e nelle essenze, che abbiano punti di riferimento sicuri, chiari, non disposti a compromessi. Ed allora immagina solo per un minuto che la terapia tradizionale, sì quella del SSN o dell’intramoenia o del privato, quella codificata  e scientifica, per intenderci, possa essere accompagnata da momenti di felicità reale, di spensieratezza oggettiva, in cui le famiglie si ritrovino intorno a valori reali e condivisi, in cui i genitori, non importa se di bambini disabili o meno dimentichino per un pezzo della loro vità le ingiustizie del quotidiano e si dedichino anima e corpo a loro stessi ed ai loro amori…immaginiamo tutti insieme,  immaginiamo forte, tanto forte da farlo.

 

 

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