Ascolto Musicale Terapeutico

Utilizzare l’ascolto musicale per guarire e prevenire significa, tra l’altro, nutrire letteralmente il corpo con il suono e servirsi del suono per scoprire le dimensioni nascoste nel profondo e per accelerare il processo di evoluzione della coscienza. Qui tratteremo il rapporto tra la musica e chi l’ascolta, ma cercando di analizzare e spiegare il fenomeno dell’ascolto musicale quando è vissuto coscientemente e cioè con la precisa intenzione di mettersi in ascolto per migliorare la propria vita. Si può proporre il suono come una parte essenziale dell’ambiente e quindi della relazione tra soggetto ed ambiente. Gli effetti terapeutici del suono e della musica sono in grado di modificare l’attività del sistema nervoso vegetativo. La musica può essere un’efficace aggiunta terapeutica in varie condizioni, specie quelle caratterizzate dal dolore cronico in quanto capace di modulare complesse attività nervose che si esprimono in quantificabili alterazioni neurovegetative. Distinguiamo una fase dell’udire i suoni come fenomeno periferico legato all’orecchio, una fase del sentire che si collocherebbe soprattutto nelle funzioni talassiche, per arrivare ad ascoltare la musica, con un coinvolgimento globale del nostro sistema nervoso e delle funzioni psichiche a questo connesse. Oltre all’emozione, la musica comporta sull’ascoltare delle reazioni a carico della sfera vegetativa: si assiste a modificazioni della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca, della respirazione ecc., ma per lo più anche quando la musica è percepita inconsciamente. La musica va considerata da un lato un linguaggio non verbale, dall’altro un mezzo di comunicazione dell’emotività.

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