Dannate Nuvole

Nella storia che ruota intorno ai bambini e alle persone con deficit circa l’intervenire sul piano educativo-didattico per lo sviluppo cognitivo ed affettivo per il superamento degli handicap che i deficit propongono, volta per volta si sono dette tuonando profezie negativiste con sguardi e visi da saggi: “sì alla scuola dell’infanzia si può fare, ma alle elementari e alle medie… non è possibile…figurarsi nella scuola superiore…se non ha imparato a leggere sin’ora figurarsi a quest’età…”.Le affermazioni, le diagnosi profetiche che vedevano le possibilità di sviluppo cognitivo ed affettivo solo in certi stadi, solo in certe caselle della vita di una persona pur essendo già superate sul piano scientifico purtroppo permangono e rimangono radicate nelle pregiudiziali prospettive di intervento sia per la vita quotidiana, in certe mentalità, che in molte aree di intervento dei professionisti: da quello medico-riabilitativo e psicologico a quello educativo-scolastico.

Gli apparati burocratico-assistenziali, il predominio del modello medico psichiatrico e tecnocratico, pongono il disabile in una posizione ambivalente: da una parte sembra che egli sia oggetto di interventi “giusti” (ma comunque privi di valenza morale in quanto scientificamente neutrali), dall’altra parte si evidenzia nella sua presenza un significato di a nticipaz ione delle disfunzionalità sociali tale da proiettare esigenze di analisi e di autoanalisi, non soltanto sullo “stato terapeutico”, ma anche sulla società a capitalismo avanzato e ai suoi irrisolti conflitti fra individuo e collettività.

Il rischio è che l’intervento pubblico, sotto l’apparenza di competenza tecnica, abbia una effettiva possibilità di sostituzione della volontà dei singoli. Le leggi della “scienza come ideologia”, portano al prevalere dell’efficienza e dell’agire razionale rispetto allo scopo sui sistemi comunicativi e simbolici del linguaggio dell’interazione umana, al prevalere del modello cibernetico come schema organizzativo della società su quello naturalistico e antropologico.

In questo quadro si smarrisce la significazione delle persone e tanto più quella dei “diversi”.

La disabilità è un settore di disagio sociale estremamente diffuso, dove spesso regna il vuoto di risposte e possibilità sociali di intervento, ambito all’interno del quale si muovono differenti figure professionali, le quali propongono tutte un approccio parziale, settoriale, una visione chiusa, spesso stritolata dalla impostazione accademica ricevuto nel corso della formazione ad ognuna di queste professioni: lo psicologo, i medici, gli assistenti sociali, gli infermieri, gli educatori e via dicendo.

Il Cielo di Sara vuole proporsi come ulteriore risposta alle esigenze di questo ampio settore della popolazione, una risposta che non si va ad assommare con le precedenti, ma che le comprende, le gestisce, parlando le diverse lingue attraverso cui si forma.

 

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