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Sognare di volare, di parlare, ascoltare e vedere gli altri a grande distanza attraverso le proiezioni dell’immaginario non possono che essere i presupposti dello sviluppo scientifico e tecnologico.
Sognare ed immaginare è forse l’unica dimensione che può proporre una tecnologia capace di trasformare (in una mera riduzione in prassi rispetto alla infinita grandezza del sogno) il sognare e l’immaginare di volare in un aeroplano, in una astronave…
Il sognare e l’immaginare di vedere, ascoltare e parlare con gli altri a grande distanza in un televisore, un telefono mobile, in Internet…
Nelle esperienze che si intendono interrogare nel corso dello sviluppo della presente collana nella dimensione dell’Apprendimento Emozianale si vogliono provocare riflessioni al di là dei contenuti, paradossalmente ponendoli in primo piano intendendoli quali una sorta di occasione, opportunità rigorosa per riflettere sull’esperienza.
Una provocazione rivolta ad immettere la propria esperienza nei vasti orizzonti dell’immaginario per ricercare le infinite condizioni di apprendimento e di insegnamento. Una ricerca nel proprio vissuto di professionisti, di alunni, di genitori di quelle circostanze, di quei contesti, di quelle situazioni e modalità che hanno provocato il piacere ed il desiderio di conoscere.
Situazioni, contesti, vissuti che sono da esplorare, raccontare, rivivere, interrogare per scoprire che nelle pieghe di questi ricordi vi sono i contenuti indipendentemente dalle gerarchie che li dividono in facili, difficili, difficilissimi.
Nel confronto tra le ricerche sull’emozione di conoscere emerge che le difficoltà dell’apprendere non sono nei contenuti ma, essenzialmente, nella modalità, nella situazione, nel contesto che, se non propone desiderio di conoscere, curiosità, se non stimola l’immaginario, non produce quella situazione di benessere che si definisce quale costante facilitante gli apprendimenti.
“L’emozione di conoscere” andrebbe riconquistata e riscoperta quale energia che può determinare il superamento delle difficoltà, della fatica che i percorsi di conoscenza spesso propongono, trasformandoli in avventura piacevole.
In questa avventura che la conoscenza propone non si accettano sentieri, percorsi “spianati”, “sgombrati” dalle difficoltà, dagli errori, dalla fatica… Il bambino, lo scienziato si pongono nei confronti del sapere, della conoscenza, quando hanno il sapore dell’avventura, come degli esploratori, degli scalatori che desiderano vivere le sconfitte, le fatiche, i successi.

 

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