La difficoltà che abbiamo a chiamare la disabilità e le persone che hanno una di-sabilità, è semplicemente lo specchio delle difficoltà che abbiamo a rapportarci con una condizione problematica, ma completamente umana, parte da sempre delle nostre società. Ecco che allora, a toglierci questo imbarazzo, da qualche tempo è stato introdotto “diversamente abile”. L’espressione furoreggia tra i politici e nella scuola, soprattutto da quando un ministro alla pubblica istruzione l’ha legittimata inserendola in alcune circolari ministeriali. Anche nei media, nel parlato quotidiano, e soprattutto nella scuola, si fatica a farne a meno. In realtà, questa espressione andrebbe bandita, le si preferisca persona con disabilità, che è anche quella giuridicamente corretta.

Diversamente abile somiglia alla creatura sfuggita al suo inventore e diventata un mostro, in questo caso linguistico, ma dagli effetti realmente mistificatori. Vediamo il perché. Se riflettiamo bene sul significato di diversamente abile dobbiamo chiederci: cos’è la diversa abilità, in cosa consiste? Abile, infatti, in italiano e in altre lingue è un aggettivo che qualifica sempre specifiche azioni e competenze dalle persone, da solo non vuol dire proprio nulla, si è sempre abili in qualcosa e non in assoluto. Di conseguenza, diversamente abile risulta una espressione linguistica vaga e imprecisa, non essendo immediatamente afferrabili a cosa si riferiscono i due termini che la compongono.

Per la stragrande maggioranza dei ragazzi diversamente abile, significa “chi non può fare qualcosa”, “chi ha un handicap”, “chi ha limitazioni”. Qualche ragazzo mi ha detto “chi ha abilità diverse”. Per esempio? “Beh non saprei, è un modo di dire, per conoscere le abilità diverse bisogna conoscere la persona a cui si riferisce l’espressione”. Esatto, sennò non vuol dire nulla. Solo di recente un ragazzo di seconda media mi ha detto che utilizza questa espressione semplicemente perché a scuola la sente usare dagli insegnanti e dunque l’ha fatta propria e la ripete, anche se a ragionarci bene non era in grado di afferrarne un preciso significato. Ecco perché gli adulti sono responsabili anche delle parole che pronunciano, a partire dai ministri!

Persona con disabilità, invece, parte dall’idea di persona e rileva il fatto che tale persona abbia una disabilità. Questa caratteristica, secondo tale espressione, non qualifica l’intera persona (anche disabile in italiano è un aggettivo, non un sostantivo) che appunto è e resta una persona, la cui definizione non può passare per sue abilità reali o presunte, normali o diverse poiché, per assurdo, si continua ad essere persone anche senza alcun tipo di abilità. Se spesso chi usa tale espressione non è consapevole della sua reale portata, i suoi estensori continuano ad esserne convinti.

Alla questione linguistica di cui si è detto sottosta una questione ancora più decisiva e relativa alla percezione delle persone con disabilità. Le diverse e cangianti forme di stigmatizzazione, esclusione, messa al bando a cui sono sottoposte le persone con disabilità hanno tutte in comune un prerequisito, che è inscritto nelle dinamiche sociali, nei discorsi, nella quotidianità e cioè che “chi ha una disabilità è inferiore”.

Il progetto intende indivuare un campione di otto Scuole medie inferiori e elementari  del territorio nell quali poter cominciare a costruire pedagogie utili a comprendere e smascherare i buonismi, i pietismi, le espressioni che mistificano la realtà, svalutando la connaturata dignità umana e sociale di queste persone. È un lavoro lungo, complesso e di cui non si vedranno mai i frutti fintanto che non sarà seriamente avviato.

L’ambiente in cui viviamo – fisico, sociale e attitudinale – dovrebbe sostenere le persone con disabilità e i loro diritti. Non sono solo le barriere architettoniche a impedire un’inclusione concreta nella società, ma anche le tante barriere culturali che non ne sostengono il processo. I cambiamenti nel comportamento delle persone possono cooperare al cambiamento più complessivo della società ed è a scuola che si inizia l’educazione dei cittadini.
Se la classe fosse veramente vissuta come il primo “luogo dei diritti”, uno spazio dove i pregiudizi sulla disabilità vengono costantemente destrutturati, a favore della crescita di maggior consapevolezza, ignoranza e pregiudizi non avrebbero modo di radicarsi fin dalla più tenera età.

La classe come laboratorio di equità sociale, di rispetto e maturazione di una coscienza dei diritti delle persone è il quadro in cui si inserisce il progetto Diverso da chi?per una nuova cultura del rispetto. Sappiamo quanto gli insegnanti siano pressati dalle difficoltà di vario genere in cui versa la scuola italiana oggi, ma è altrettanto evidente quante energie vengano da loro dedicate allo sviluppo dell’immaginario dei loro studenti, un immaginario che attraverso poesia, letteratura, storia, diritto, matematica ed altro, va a comporre una visione del mondo che sarà un modello cui tendere. La classe può essere un luogo di speranza, dove studenti ed insegnanti, insieme, possono acquisire  tutti gli strumenti critici e le competenze per realizzare quel mondo migliore da tutti noi auspicato.

Lo scambio tra discipline che questo progetto consente dipende non solo dal panorama internazionale dei prodotti che sono stati selezionati per i dvd, ma anche dal tipo di percorsi che sono stati proposti nelle schede di lavoro. E’ la visione comune della disabilità, della diversità, il filo conduttore del lavoro che gli adulti potranno svolgere con gli studenti.

Proprio perché la classe, indipendentemente dalla materia insegnata, dovrebbe essere un luogo che si connette ai bisogni dei ragazzi, alle loro esperienze, ma anche al mondo esterno. Un insegnamento che avvii alla “critica” può aprire la mente ai tanti quesiti che gli studenti dovrebbero porsi: Chi prende le decisioni e chi ne resta fuori? Chi  trae benefici e chi soffre? Come si valuta se una pratica sia positiva o negativa, di successo o meno?Quali alternative ci sono per un cambiamento? Attraverso discussione, analisi dei film, contatto diretto con testimonial disabili, gli studenti si potranno avvicinare più concretamente alla comprensione dei diritti da rispettare, evitando di costruire stereotipi nella loro mente, o abbattendo preconcetti in via di definizione, e quindi, considerata la giovane età, ancora modificabili. Mentre una grande attenzione è stata data in questi anni al multiculturalismo a scuola, minor attenzione è stata data ad altre categorie di marginalizzazione.

CODICE FISCALE 92046470636

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